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Contrariamente a quanto credono in molti, non tutti i fabbricati producono reddito e, di riflesso, non sempre possono essere tassati. Non gongolate troppo però pensando di risparmiare sulle imposte: sono davvero pochi gli edifici che rientrano nella categoria. Dato che la speranza è l’ultima a morire, almeno così si dice, continuate a leggere: non è detto che non possiate avere delle piacevoli sorprese.

Fabbricati esenti da tasse: quali sono ?

Tra le categorie di immobili che l’Agenzia delle Entrate ritiene improduttive ai fini del reddito ci sono le costruzioni rurali. Queste per essere considerate esentasse devono essere:

  • abitate: i fabbricati devono essere abitati da contadini, custodi, guardiani o dai loro familiari a carico
  • avere funzione di stalle, ripostigli e simili: se gli edifici vengono destinati al riparo degli animali, degli attrezzi da lavoro, alle piante o ai macchinari agricoli, non possono essere tassati. Gli esempi da manuale in questi casi sono il capanno degli attrezzi o le piccole serre
  • utilizzate per la produzione di beni: se i fabbricati vengono utilizzati per trasformare una materia prima in prodotto lavorato, sono considerati esentasse

Il fabbricato rurale è ritenuto sempre un immobile improduttivo e, ovviamente, non va menzionato nella dichiarazione dei redditi.

Casi limite

In certi casi, non sono in molti a saperlo, non solo i fabbricati rurali, ma anche i terreni agricoli vengono considerati improduttivi. Si tratta però di una tantum, di un caso limite.

La legge stabilisce infatti che se, a causa di particolari condizioni climatiche, oltre il 30% del raccolto dovesse andare distrutto, il terreno non verrebbe considerato fonte di guadagni. Ovviamente tale condizione si verificherebbe soltanto per l’anno di riferimento e sarebbe in seguito soggetta a variazione.

Il proprietario del campo però, per godere dei benefici del caso, dovrà dare comunicazione di quanto accaduto entro 3 mesi dal giorno in cui si è verificato l’evento devastante responsabile della perdita del raccolto. Se entro questa data non è ancora possibile capire e valutare l’entità del danno, la denuncia andrà presentata nei 15 giorni che precedono il primo raccolto.

Ovviamente, una volta dichiarato il fatto, un perito verrà a verificare i dati forniti dal proprietario del terreno.

Immobili strumentali per l’agricoltura 

Altra categoria di beni non tassabili è quella degli immobili strumentali (per natura o destinazione). Si considerano tali quei fabbricati utilizzati per esercitare un’attività imprenditoriale. Le caratteristiche generiche di questi edifici sono:

  • utilizzo: in nessun caso il proprietario potrebbe adibirli ad altri impieghi o sfruttarli come residenza. All’interno di queste strutture sono presenti quindi soltanto gli strumenti da lavoro e pochi oggetti d’arredamento. Tali ambienti infatti possono essere accoglienti, devono mettere i dipendenti in condizione di godere di tutti i loro diritti, ma niente di più
  • destinazione d’uso: questi fabbricati, nonostante le loro caratteristiche, vengono usati soltanto per lavorare e produrre merci o servizi. Si potrebbe ad esempio trattare di case riadattate ad altre destinazioni d’uso. In quanto non abitate o non adibite allo scopo originario, ma soltanto al lavoro, vengono considerate non tassabili. In linea generale questi immobili sono quindi improduttivi al di fuori del contesto a cui vengono assegnati.

E’ bene precisare che questi edifici vengono considerati non produttivi anche se ceduti in affitto o in comodato d’uso.

Altri immobili esentasse

Fabbricati rurali ed immobili strumentali non sono gli unici edifici esentasse. Il fisco italiano ha stabilito che della categoria fanno parte anche altre strutture. In generale si considerano immobili improduttivi:

  • fabbricati privi di concessioni edilizie: tali edifici, per legge, non possono essere né abitati né affittati. Per questo motivo non producono reddito e non possono quindi essere tassati
  • luoghi di culto: i luoghi di culto, a prescindere dal credo professato, non sono soggetti ad imposte. Un’eccezione costituiscono tutti quegli edifici che vengono affittati per attività che poco hanno a che fare con le motivazioni religiose (si pensi ai grandi refettori dei monasteri locati per feste di famiglia o ai conventi che ospitano i turisti nelle celle dismesse dei monaci)
  • luoghi di pubblico interesse culturale: sono in genere considerati non tassabili anche biblioteche, musei, cineteche e simili. Il proprietario in questo caso avviserà il fisco della nuova destinazione d’uso del suo immobile. La comunicazione dovrà pervenire entro i 90 giorni dall’inizio dell’attività. Il padrone dell’edificio dimostrerà anche di non aver tratto guadagni da tale impiego dei suoi fabbricati per almeno 12 mesi consecutivi
  • immobili di riconosciuto valore storico e artistico: in questo caso vale un po’ lo stesso discorso dei luoghi di pubblico interesse culturale. Tali fabbricati vengono quindi considerati non produttori di reddito, ma utili alla comunità
  • immobili soggetti a restauro: un immobile in fase di restauro può essere considerato esentasse. Non sempre però il fisco concede questo privilegio. Nel caso in cui siate fortunati, i vostri fabbricati saranno considerati non produttivi ai fini del reddito sino al momento in cui i lavori verranno ultimati
  • aree condominiali comuni: in genere non vengono considerate tassabili. Diventa necessario dichiararle (e quindi diventeranno tassabili) se la quota di reddito procapite di queste aree supera i 25,82 euro.

 

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