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Quanti sono gli edifici abbandonati che, nonostante il loro pregio architettonico o il punto in cui sorgono, vengono lasciati a sé stessi? In che misura questa incuria danneggia la città e l’economia di un paese? Sicuramente non poco; l’Italia infatti è uno stato ad alta vocazione turistica e le strutture fatiscenti o abbandonate non rappresentano certo un bel biglietto da visita. Ma, per fortuna, il governo sembra avere in cantiere (è proprio il caso di dirlo) una soluzione. Funzionerà?

La proposta di legge

I 5 stelle, stavolta rassicurati dalla solida posizione ottenuta al governo, hanno nuovamente portato all’attenzione dei colleghi il decreto per il recupero degli edifici abbandonati. La proposta, per niente inedita dato che con poche variazioni sul tema era già stata presentata nel corso del 2016 e del 2017, parte dalla necessità di rendere più vivibili le nostre città.

Tra gli accorgimenti suggeriti a tal riguardo c’è anche quello di ripristinare gli edifici abbandonati. Ciò, sostengono i grillini, si tradurrebbe nel recupero architettonico di parte del patrimonio urbano. L’approvazione di questo decreto servirebbe anche a combattere il degrado cittadinomettere in sicurezza strutture pericolanti e produrre energia pulita. Insomma in questa proposta di legge anche l’ecologia ha il suo peso!

Al fine di ottenere tutto questo i pentastellati vorrebbero istituire un fondo nazionale per l’autorecupero degli immobili. Per aver accesso al denaro (10 milioni di euro quest’anno e 390 milioni nel 2019) sarà necessario attenersi alle regole del relativo bando.

Nel dettaglio

Nel dettaglio dovrebbero essere i Comuni, entro i 24 mesi dall’eventuale approvazione del DDL, a redarre una lista di tutte le strutture del territorio che potrebbero rientrare nel novero degli edifici abbandonati da restaurare. In tale elenco saranno incluse sia le strutture pubbliche che le proprietà private.

Tre sono le parti che, una volta approvato il decreto, potrebbero trovarsi ad interagire per attuare il progetto:

  • Comuni: a questi enti spetta provvedere al recupero strutturale degli immobili. In generale quindi gli enti saranno chiamati a riorganizzare lo stabile seguendo i più moderni criteri antisismici oggi conosciuti sempre prestando attenzione poi a tutto ciò che riguarda la sicurezza della comunità
  • gruppi di autorecupero: è previsto dal decreto che i cittadini che per svariate ragioni necessitino di ottenere un’abitazione, ma che non possano provvedere ai loro bisogni, si riuniscano in piccole corporazioni. Queste saranno chiamate, ovviamente in relazione alle loro capacità e possibilità, a contribuire al recupero degli edifici abbandonati. Alla categoria spettano il ripristino e la messa a norma degli impianti, nonché i lavori edilizi interni e relativi alle eventuali aree comuni degli edifici. Al termine dei lavori però gli organi statali consentiranno alle associazioni di distribuire degli alloggi tra i membri del gruppo. Ciascuna abitazione verrà assegnata ad una famiglia designata in comodato d’uso per un periodo che in nessun caso supererà i 18 anni
  • possessori di immobili: coloro i quali possiedono già un immobile possono decidere di restaurare i loro edifici usufruendo di una grossa somma stanziata dallo Stato. I restauri, si stima, saranno praticamente gratuiti per i piccoli proprietari di immobili. Tuttavia in cambio questi dovranno cedere in comodato d’uso ad un membro qualsiasi di un gruppo di autorecupero l’abitazione rimessa a nuovo. L’appartamento tornerà in pieno possesso del proprietario trascorsi i 18 anni di cui sopra

Gli edifici abbandonati in Italia

Il nostro paese conta circa 2 milioni di edifici abbandonati. Le strutture che un tempo furono adibite ad abitazioni sono circa 7 milioni, mentre per quanto riguarda le fabbriche si ritiene che siano più o meno 20 mila i capannoni dismessi. Non è di certo più incoraggiante il computo delle piccole strutture a destinazione agricola che al giorno d’oggi sono praticamente lasciate a sé stesse, per non parlare infine di case cantoniere, strutture un tempo di pubblico utilizzo (stadi, porti, posteggi, centri di produzione energetica, ecc.) e così via.

Non si dimentichi che in Italia è concentrato il più alto patrimonio artistico mondiale: nel nostro paese tutto è arte, testimonianza storica, bellezza. Per questo motivo è impensabile che palazzi antichi, castelli, vecchi casali caratteristici di determinate realtà geografiche e quant’altro, vengano abbandonati. I rioni fantasma insomma non giovano al nostro paese.

Piccole grandi idee creative

Molti degli edifici recuperati verranno destinati ad uso abitativo. Tanti altri però potrebbero essere trasformati in musei, convertiti in strutture di pubblica utilità, essere addirittura destinati al ricovero di artisti. 

Questa idea è stata in qualche modo promossa da piccoli gruppi di mecenati particolarmente interessati a quest’ambito dell’intelligenza umana. A prezzi stracciati i nostri creativi potrebbero godere di tutti i confort di una casa vivibile senza angosciarsi più di tanto per pagare l’affitto. Le loro energie insomma potrebbero essere destinate integralmente all’arte che professano il che, in un paese di Santi, poeti (ed artisti) e navigatori non sarebbe poi una cattiva idea…

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