Abbattimento delle barriere architettoniche: fondi pubblici per i privati

Negli ultimi anni diversi comuni hanno avviato un adeguamento urbanistico per armonizzarsi con le esigenze dei diversamente abili e portatori di handicap: quello che va sotto il nome di “abbattimento delle barriere architettoniche”. Così facendo, ci si è allineati a quanto previsto alla lettera c) dell’art. 8 legge 104/1992.

Se quanto è stato attuato sinora ha interessato anzitutto gli spazi e gli edifici pubblici, da pochi giorni al centro dell’attenzione è passato il settore privato. Dopo ben 15 anni di ‘azzeramento’ in materia, è stato riattivato il Fondo per l’abbattimento delle barriere architettoniche previsto dalla L. 13/89 per l’accessibilità agli edifici privati. Ciò equivale a dire che ‘finalmente è stato riaperto un rubinetto dimenticato delle casse dello Stato’, riconoscendo loro un diritto sacrosanto. Misura prevista nel Fondo Investimenti della Legge di Bilancio 2017, i cui contributi possono essere richiesti dai cittadini portatori di handicap.

Settore privato e barriere architettoniche: la normativa attuale

Pubblicato sul sito del Ministero delle infrastrutture, il decreto, emanato congiuntamente con il Ministero dell’Economia, entrato in vigore il 30 maggio, ripartisce i fondi previsti per il quadriennio 2017-2020.

Come previsto dalla Conferenza Unificata di metà febbraio, la normativa metterà a disposizione 180 milioni di euro per i prossimi quattro anni da ripartire fra le regioni. Le Regioni provvederanno a loro volta a metterli a disposizione dei comuni richiedenti al fine di contribuire alle spese sostenute dai cittadini.

Con la misura adottata si cerca di colmare una grossolana falla burocratica visto che l’ultimo intervento a riguardo risale al 2003. Pertanto, con questo atteso finanziamento si tenta anche di coprire i fabbisogni più volte segnalati dalle Regioni al ministero competente.

La succitata legge 13 del 1989 è la principale fonte normativa in tema di barriere architettoniche e del loro abbattimento. Essa prevede che ai cittadini sia data possibilità di accedere, mediante domanda al comune di residenza, a contributi per eliminare gli ostacoli esistenti nelle loro case e negli edifici privati.

Chi ne ha diritto 

Per accedere ai contributi è necessario inoltrare domanda al comune di residenza purché si rientri in parametri previsti dalla legge. In particolare, hanno diritto a presentare domanda i disabili con menomazioni o limitazioni motorie permanenti e i non vedenti. 

Anche coloro i quali hanno a carico persone con disabilità permanente rientrano negli aventi diritto. Inoltre, i condomini ove risiedano le suddette categorie; i centri e gli istituti residenz

iali relativamente agli immobili destinati all’assistenza di disabili.

All’accesso ai contributi hanno precedenza all’assegnazione le persone disabili con certificazioni di invalidità totale e con difficoltà di deambulazione.

La domanda (comprensiva di una descrizione sommaria della spesa prevista) deve essere presentata direttamente al sindaco del comune di residenza entro il 1 marzo di ogni anno dal disabile o da chi ne esercita la tutela/potestà. Il contributo previsto sarà proporzionale, cioè in misura inferiore o minore al preventivo, alle spese effettive.

 

Riparto dei fondi alle regioni 

Dati alla mano, ad ottenere maggiori risorse è l’Emilia-Romagna, alla quale sono assegnati 29,3 milioni. Subito dopo ci sono le regioni Piemonte e Lombardia, beneficiarie rispettivamente di 25,7 e 25,3 milioni di euro. La Basilicata ottiene 15,2 milioni, la Campania 13,5, il Lazio 19,2. Inoltre, 11,3 milioni vanno alle Marche e 11 milioni all’Umbria. L’importo più basso è quello destinato alla Liguria, che ottiene 275 mila euro. Somme tra il milione e gli otto milioni sono distribuite alle regioni Abruzzo (4,4 milioni), Molise (1,1 milioni), Puglia (4 milioni), Sardegna (3,2 milioni), Sicilia (4,4 milioni), Toscana (2,9 milioni) e Veneto (8,4 milioni).

Benché non soddisfino del tutto i reali fabbisogni locali, le risorse destinate a ciascuna regione sono proporzionali al fabbisogno pregresso inevaso, comunicato dalle Regioni stesse al MIT.

 

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